Oggetto: Ipotesi di una piattaforma culturale e formativa nei percorsi didattici dei nuovi curricoli.
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La formazione culturale in un ragazzo costituisce un valore aggiunto, necessario, di crescita, che deve promuovere e garantire la capacità di saper utilizzare:
a) strumenti conoscitivi;
b) strumenti interpretativi;
c) strumenti operativi.


Il complesso delle conoscenze selezionate, offerte ed assimilate deve essere indirizzato ad assicurare un bagaglio di contenuti e di abilità che strutturano la personalità di un ragazzo, qualificandolo sul piano dell'essere, del saper essere e del saper fare, in rapporto ai suoi bisogni, alle esigenze ed alle richieste della società odierna.


Di fronte allo sbigottimento terrificante che suscitano la crudeltà e l'efferatezza dei tragici fatti di Novi Ligure, emerge sempre di più l'importanza che assume una corretta educazione dei ragazzi. Il benessere sembra averli desensibilizzati nell'indifferente accettazione di tutto: prendere una tazza di caffè o ammazzare una persona, perfino un genitore o un familiare, è la stessa cosa, non provoca alcuna risonanza emotiva negli esecutori del delitto; quel fastidio dovuto agli interrogatori ed alla presenza della stampa si può benissimo eludere, ascoltando dei CD, prelevati dal luogo del misfatto, e dandosi, magari, alla rilassante lettura di un fumetto della serie Dylan Dog. Il fatto è che, anche nel campo educativo, si va da molto tempo predicando che i valori non esistono più e che valgono solo le abilità, il saper fare ed il successo, ma ciò non basta per formare un uomo, debbono necessariamente esistere dei riferimenti che garantiscono la vivibilità, gli affetti, le sane relazioni e la civiltà.

Anche in assenza di una corretta educazione i ragazzi saranno comunque influenzati, i vuoti lasciati dalla scuola verranno riempiti da altre agenzie pseudo-educative: modelli familiari devianti, la cattiva televisione, l'acidità, la cattiveria e la trivialità dei Simpson, i messaggi deliranti, violenti e cruenti del cantante Eminem, autentico figlio della putrefazione, e dell'aggressività disumanizzata della più deteriorata "american way of life", che vede nel coltello affondato e nelle gole squarciate l'unico modo offerto ai giovani per protestare il loro disagio esistenziale: fenomeno musicale, peraltro, marginale in Italia, cui il festival di Sanremo ha voluto dare debita ridondanza, come proposta di attualità e di modernità: esterofilia ad oltranza.


Per scongiurare questi pericoli ed in considerazione, anche, delle riflessioni precedentemente esposte sulle specifiche caratterizzazioni umane, comportamentali e psicologiche dei nostri ragazzi, determinate in prevalenza dalle deprivazioni socio-ambientali e familiari in cui vivono, si pone per il nostro Istituto la necessità di ricercare un piattaforma di contenuti culturali e formativi, nuclei educativi portanti, su cui incanalare i percorsi didattici dei nuovi curricoli e capaci di assicurare ai nostri ragazzi autentiche opportunità di crescita e di vera maturazione.

E' convincimento, pertanto, dei Dipartimenti che un valido intervento educativo, mirato ai reali bisogni della nostra utenza, debba prioritariamente sviluppare, consolidare e potenziare, a livelli di alta valenza, le seguenti determinate abilità: carattere, salute, sicurezza, logica, lingua, calcolo, operatività, estetica, etica.
Carattere: E' un contenuto formativo e culturale che si acquisisce trasversalmente con l'apporto di tutte le discipline, da quelle umanistiche a quelle matematico-scientifiche, alle discipline fisiche. Il carattere è fortezza, fermezza, insistenza, persistenza, tensione e volontà. E' una dote di cui i nostri ragazzi necessitano per sostenere ed affrontare le difficoltà dei tempi presenti, il pericolo della desistenza e del lasciarsi vivere, le selezioni sempre più drastiche che riducono le opportunità nonché l'immane sforzo richiesto oggi per riuscire e per significare.


E' stata sfatata la verificabilità del genio nato o del ragazzo prodigio. Siffatti fenomeni sono possibili grazie ad anni ed anni di dura preparazione e di forte ed intelligente impegno personale od indotto, che creano le condizioni favorevoli per strabilianti prestazioni d'eccellenza. Esistono, invece, i buoni maestri che formano i grandi geni.


Salute: E' la cultura, come terapia del vivere, la "mens sana in corpore sano", la cura del proprio corpo e della propria psiche, il saper gestire in modo corretto la propria sfera emotiva, affettiva e relazionale, la crescita equilibrata, il rifiuto di avventurarsi in esperienze devastanti, come droga, alcol, tabagismo, eccessi alimentari e stili irregolari di vita. E' l'esigenza di mantenere integre e di rafforzare le proprie risorse e le energie fisiche ed intellettive, da investire in un progetto vincente di vita. A tutto ciò concorre l'apparato formativo di tutte le discipline, in modo privilegiato quelle scientifiche e fisiche.


Sicurezza: E' l'abbattimento dell'ignoranza, del non sapere, dell'incertezza e della debolezza caratteriale e decisoria, liberazione dallo smarrimento e dalla confusione del vivere, è la capacità di capire, di possedere e di sapersi muovere dentro i meccanismi che strutturano e fanno funzionare la realtà, senza lasciarvisi stritolare, inebetire ed inabilitare. E' un contenuto di cultura: quel bagaglio di fattività e di preparazione che consente, per esempio, di poter sbrigare una pratica in un ufficio qualsiasi, di poter compilare un modulo, leggere una bolletta, utilizzare il telefonino, lavorare al computer, orientarsi senza timidezza nella complessità delle situazioni che quotidianamente s'incontrano. Vivere, pensare ed agire in modo positivo. Educare è incoraggiare, educare è liberare dalle paure che inibiscono il contatto con la vita e creano emarginazione, disistima e complessi di inferiorità.


Logica: E' l'acquisizione delle idee chiare e distinte, di cartesiana memoria, è l'adeguamento del concetto mentale e della conoscenza alla realtà fattuale ed alla potenzialità razionale del possibile. E' la logica riflessiva, induttiva, deduttiva che crea nel ragazzo la capacità discriminatoria di valori e disvalori, facilita la selezione delle scelte più adeguate alla soluzione di un problema e, soprattutto, indirizza ad una condotta intelligente del vivere. Lo sviluppo della logica è convincimento, legittimazione del proprio comportamento, organizzazione ottimale del proprio lavoro, metodica migliorativa, proficuità di risultati, apertura collaborativa, cittadinanza responsabile.


Lingua: E' il suono della mente, del pensiero, della logica. Con le sue funzioni: persuasiva o imperativa, informativa o referenziale, espressiva o emotiva, fatica o di contatto, poetica e metalinguistica veicola tutte le conoscenze, le esperienze, le comunicazioni, le interpretazioni, tutte le scienze e la creatività umana. Internet è linguaggio, l'uomo è linguaggio, anche Dio, il Logos, è "Verbo", "Parola", intesa come perfetto significato e perfetto significante e non come semplice "flatus vocis". La lingua è la grande ricchezza messa a disposizione dell'uomo e, come ogni ricchezza, è mal distribuita ed è diventata strumento di discriminazione, strumento di potere.


"Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua."-Costituzione art.3. Il principio, corretto in teoria, è contraddetto nella pratica: lingue disuguali, cittadini disuguali. Diceva don Milani ad uno dei suoi ragazzi della scuola di Barbiana: " Chi conosce cento parole più di te ha cento possibilità in più per stravolgere la tua ragione in torto, per negare i tuoi diritti, per dominarti, asservirti, opprimerti....., ed i padroni ne conoscono più di cento di parole", e continuando: " E' solo la lingua che ci rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi ed intende l'espressione altrui. La vera cultura è possedere la parola per essere sovrani, per essere liberi, per avere cittadinanza piena nel proprio tempo." La lingua, infatti, è specchio dei tempi, segue la mente e ne esplicita i movimenti, ne certifica le innovazioni, ne nomina i prodotti, ne attesta la complessità. Oggi la lingua si rapporta ad una semiologia di cambiamenti e di progresso, sempre più variegata e sofisticata. Per essere compresi e decodificati, i messaggi complessi, che si ricevono quotidianamente, richiedono una competenza linguistica specifica ed articolata, non di facile accesso a livelli di massa.


C'è un pericolo reale che le disuguaglianze possano ancora crescere. Il diritto alla lingua deve essere, pertanto, sentito da tutte le discipline come impegno primario, ineludibile, per non privare i nostri ragazzi di uno strumento di affrancamento, indispensabile alla loro sicurezza ed alla loro riuscita. E' necessario renderli specialisti dell'arte della parola.


Calcolo: Il numero è il grande strumento, insieme con la lingua, per conoscere, interpretare, previsionare ed operare nel reale e nel possibile. Galilei ed Einstein affermano che tutto l'universo è scritto in formule matematiche. Pitagora vedeva nel numero l'essenza totale delle cose. Il numero e la parola interagiscono in funzione biunivoca. Il numero è la disciplina della parola, imbriglia la parola e costituisce il riscontro oggettivo delle cose, dando, anche spazio alla proiezione del possibile, non consente voli di fantasia alienante nel mondo delle favole. Nel contempo, la parola, specie in un condensato grezzo di rilevazione statistica, svela la lettura del dato e colloca il significato del rilevato nella giusta dimensione di interpretazione e di conoscenza.

E' il vivere stesso che per mezzo del numero viene illuminato dal controllo, dalla regola, dalla disciplina del concreto, dalla programmazione delle risorse, dal calcolo delle probabilità e delle possibilità, dalla valutazione del costo-beneficio di una iniziativa, dall'importanza di una equilibrata e sana economia, dal valore di un risparmio e di un fruttifero investimento. Il numero è necessario per razionalizzare la vita. Non si tratta di usare il numero solo per "far di conto", ma di scoprirne il fascino di pervadenza in tutti i campi del reale e di beneficiare della sua rilevante importanza ed utilità.


Operatività: E' lo sviluppo delle abilità in direzione dell'acquisizione di quelle competenze che possono determinare scelte di vita sul piano professionale. La Costituzione, nel II comma dell'art. 4, asserisce che " ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".


Oltre a recepire sul piano di formazione civile la portata ed il significato di questo principio costituzionale, che impone ad ognuno il dovere di contribuire con il lavoro o con una funzione al proprio sostentamento ed al progresso sociale, per cui non c'è spazio in una comunità organizzata né per vagabondi, né per parassitismi od assistenzialismo non dovuto, il nostro ragazzo deve avvertire in modo chiaro la necessità e l'obbligo di validarsi di conoscenze e di competenze qualificate e spendibili nel campo occupazionale e nel mercato del lavoro, garantendosi l'affrancamento dai bisogni, sicurezza e soddisfacimento di vita.


In una realtà sempre più incerta, complessa, velocizzata ed innovata da continue trasformazioni tecnologiche e sociali è richiesta alta specializzazione e mentalità flessibile al cambiamento d'impiego delle risorse personali, proprio per poter cogliere le opportunità offerte dalla new economy e per non trovarsi dequalificati ed emarginati nel dramma della disoccupazione e dell'inutilità sociale.


Anche il sapere deve essere indirizzato in questa prospettiva: formare coscienze umanizzate e soggetti culturalmente ed operativamente capaci e funzionali alle esigenze dei tempi.


Estetica: L'uomo non può essere cosificato esclusivamente nelle prestazioni del saper fare, anche se a livelli di alta professionalità, non può essere, come affermava Marcuse, identificato nella sola dimensione del produttivo: one dimensional man. "Non di solo pane vive l'uomo". E' anche eros e civiltà, emozione, sentimento, "ésprit de finesse", poesia, arte e stile. Lo stile è l'uomo. Educare, quindi, il ragazzo al gusto estetico ed a tutto quel complesso di virtù in via d'estinzione, come: gentilezza, urbanità, buone maniere, galateo, in modo da creare l'abito civile dei comportamenti che consente di sublimare l'istinto e la rozzezza primitiva e di assicurare la tenuta del vivere civile.


Tutto ciò può sembrare anacronistico in una società chiusa ed incapace di elevarsi, ma dove l'espressione umana garantisce correttezza relazionale, rispetto e fiducia reciproca, capacità di mantenere l'impegno assunto e la parola data, disponibilità all'accoglienza, professionalità dei servizi, pulizia dell'ambiente, funzionalità delle strutture, vivibilità e sicurezza sociale crescono, anche, le opportunità di lavoro (pensiamo al turismo) e, tutto sommato, la qualità della vita.


Etica: E' la pilastratura fondamentale della persona umana, in rapporto a se stessa ed alla società. Non si può prescindere nell'educazione del ragazzo e dell'uomo da una formazione etica sia che si fondi su una posizione di pensiero laico sia che derivi da principi religiosi. Senza eticità non esistono regole, non ci sono riconoscimenti di diritti e di doveri, non c'è responsabilità, legalità, corretta associazione, ma solo aggregazione a banda o a branco, non c'è società.


L'eticità nasce con la cultura, con quella che interpreta nel senso migliore l'uomo, la sua natura e la sua libertà. La libertà è un valore dinamico che si è evoluto con l'evoluzione umana.
La libertà di natura, libertà della primitiva giungla, della primitiva asocialità, è quella libertà soggettiva, assoluta, sciolta, il cui ambito si amplia fino al limite delle possibilità individuali e trova la sua sanzione nello stesso superamento di questo limite: chi non respira, muore.


La libertà civile, della società legale, è regolata dalle leggi, che delimitano il consentito dal non consentito ed irrogano i provvedimenti punitivi, previsti dai codici, in caso di inosservanza o di violazione del disposto legislativo da parte del cittadino.


La libertà morale è la libertà che non necessita della presenza deterrente della polizia o della minaccia della sanzione afflittiva, ma trova il suo fondamento in un profondo convincimento interiore di coscienza che o per motivi religiosi o per motivi di ragione e di scienza dispone ogni persona ad azioni, comportamenti e scelte da cui possa sempre scaturire il "bene umano", il bene dell'uomo, inteso come totalità in cui il singolo è necessariamente compreso e completato.


L'essenza vera dell'uomo è l'insieme dei rapporti sociali. Ognuno di noi fa parte di un ecosistema particolare, l'ecosistema umano. Ogni ecosistema ha le sue componenti, le sue leggi, le sue esigenze di esistenza: è un composito organico delicato. La scienza ha pienamente sperimentato che la compromissione di un elemento interconnesso nell'ecosistema compromette e danneggia, fino al pericolo dell'estinzione, l'intero ecosistema. Morale è ciò che rispetta, protegge, favorisce e migliora l'evoluzione dell'ecosistema umano, immorale è il contrario.


L a morale non è consuetudine, soggettivismo relativo, fideismo assurdo o irrazionale: la stessa fede per S. Tommaso è un "rationabile obsequium"; la morale è scienza: la scienza, appunto, dell'ecosistema umano. L'evoluzione di questa scienza evolve ed affina anche il senso morale dell'uomo. In questa luce acquistano un chiaro significato imperativi come: non inquinare, non inquinarsi, la coesistenza pacifica, l'obbligo scientificamente etico della solidarietà e del sostegno agli elementi deboli del sistema, il migliorismo complessivo individuale e collettivo.


La morale assomma tutti quei valori di cultura che determinano la civiltà. L'educazione alla democrazia, riqualificando continuamente, con l'apporto responsabile di tutti, il "patto sociale" e consolidando la convivenza, la vivibilità ed il rispetto della ricchezza della diversità, è la più alta forma di educazione morale.
I punti sopra elencati potrebbero costituire una piattaforma culturale e formativa su cui innestare i percorsi didattici ed i contenuti specifici delle varie discipline.


Quanto, poi, ai programmi, la riforma dei cicli ha disarcionato armi, bagagli e cavalieri, ponendo tutto in dibattito. Si tratta di riconvocare un nuovo Concilio di Trento per ridefinire la formulazione dei curricoli del settennio di base e degli altri gradi di studi, riproponendo un nuovo catechismo didattico. I programmi non saranno più rigidamente definiti come lo sono adesso: il ministero si limiterà a stabilire l'arco temporale che la scuola deve garantire, spetterà, poi, agli insegnanti o meglio alle scuole autonome stabilire quali contenuti, quali avvenimenti, quali autori studiare, perché ritenuti più importanti per la comprensione di una determinata epoca, fatti salvi argomenti e contenuti irrinunciabili. Non sarà prescrittivo seguire un programma, quanto fare in modo che tutti i ragazzi arrivino a possedere conoscenze e competenze relative al titolo di studi che conseguono ed al relativo grado di istruzione frequentato.


La novità profonda di questa riforma è il ripristino, in chiave veramente rivoluzionaria, della centralità dell'alunno nell'insegnamento, nel senso che all'alunno si dispiega e si piega non solo la didattica, ma, soprattutto, l'intera strutturazione dei programmi e dei contenuti disciplinari. Le disposizioni dei curricoli, da parte ministeriale, si porranno, dunque, come direttive d'indirizzo, ma non costituiranno l'unico, oggettivo ed esclusivo quadro programmatorio che si è tenuti obbligatoriamente a rispettare. La somministrazione dell'azione didattica e la sostanzializzazione dei contenuti si tracciano non in modo asfittico e neutro sul disposto ministeriale, ma sulle esigenze concrete e sui bisogni reali evidenziati dalla diagnosi conoscitiva d'Istituto su ogni singola classe e su ogni singolo alunno.


In conseguenza di ciò, verrà predisposta un'offerta formativa con selezione mirata di proposte didattiche e di contenuti, indirizzati al perseguimento di determinati obiettivi e finalità. Sarà ogni singolo Istituto, in definitiva, partendo dalla specifica realtà in cui opera, a costruire il suo curricolo, combinando ed integrando le indicazioni curricolari nazionali, anche con la quota di curricolo riservata ad ogni scuola per esigenze interne o di rapporti con il territorio. In questa prospettiva acquista più rilevanza nelle varie discipline la formulazione didattica per moduli, nel senso che il modulo adegua e seleziona i contenuti verso il raggiungimento di precisi traguardi culturali e formativi e non verso un nozionismo dissipante e, spesso, inutile.


La stessa Commissione dei Saggi, presieduta dal prof. Maragliano, proponeva, in sostanza, un ripensamento ed un aggiustamento di tutto il complesso degli insegnamenti e dei contenuti che la scuola ha impartito finora, in alcuni casi obsoleti e non più rispondenti e funzionali ai profondi mutamenti che hanno modernizzato il mondo. Il sapere, infatti, presuppone sempre il problema della sua giustificazione. Occorre che quello che si insegna valga la pena di essere insegnato in direzione di una priorità o di un obiettivo da raggiungere.


Cosa insegnare?
Il documento sui nuovi programmi della scuola di base, presentato dal ministro De Mauro, ha suscitato consensi ed anche un coro di critiche e di riserve.


Alcuni si sono dichiarati non convinti dei nuovi orientamenti ed hanno accusato i ministri Berlinguer e De Mauro di aver accelerato la lenta discesa della scuola in caduta libera e nella confusione. La riforma, secondo i critici , destruttura la scuola elementare, che era l'architrave della scuola pubblica ed esprimeva un prodotto di qualità superiore agli standard europei, il settennio ibrida età e bisogni ben distinti e si presenta poco rispettoso delle scansioni psicologiche di bambini ed adolescenti, che indirizza, inoltre, verso una formazione di spicciolo pragmatismo in cui la cultura viene intesa come semplice "istruzione d'uso" e di mero saper fare, a scapito, soprattutto per il modo in cui viene trattata la storia, dello sviluppo integrale dell'uomo, per quanto attiene alla sua maturazione logica, critica e valutativa.

Italiano:
Un solido patrimonio linguistico è garanzia di sviluppo del pensiero e della personalità del ragazzo e diventa, perciò, strumento di superamento di ogni forma di discriminazione e di emarginazione. La lingua è, come si diceva prima, potere, partecipazione, difesa, uguaglianza e libertà. L'intento della disciplina è quello di fornire agli alunni la massima capacità di controllo sulla lingua. Si inizia con le fiabe ed i riferimenti didattici più semplici per poi arrivare, per esempio, a leggere testi poetici, individuandone gli aspetti formali e formulando ipotesi interpretative. Ma la nuova scuola dovrà tenere conto dei nuovi mezzi di comunicazione(televisione, computer) e delle nuove forme di linguaggio, per esempio: del linguaggio pubblicitario. Al termine del ciclo di base l'allievo dovrà, tra l'altro, "applicare strategie adeguate ai diversi scopi di lettura", riconoscere le caratteristiche dei principali generi letterari antichi e moderni e scrivere, sulla base di modelli sperimentati, una varietà di forme testuali: narrative, descrittive, espositive, regolative , utili nella pluralità di circostanze e di situazioni comunicative in cui debba trovarsi.


Lingue straniere:
Si parla di lingue europee: inglese, francese, spagnolo o tedesco. La prima lingua, l'inglese si studierà fin dal primo anno .

La seconda lingua si studierà a partire dal penultimo anno del ciclo di base.

E' favorita, anche, la valorizzazione delle lingue locali ed il mantenimento della lingua madre degli alunni stranieri. La capacità di creare nella classe un ambiente virtuale di " full immersion" nell'uso della lingua faciliterà un apprendimento della stessa più rapido e più stimolante. Partire dai bisogni, dal dialogo, dal saper chiedere e sviluppare, poi, la conoscenza delle strutture linguistiche grammaticali.


Matematica:
Non più calcoli astratti, ma strumenti per l'interpretazione del reale. I ragazzi dovranno essere aiutati ad incontrare nei fatti il ragionamento matematico. Competenze più complesse saranno man mano acquisite nel percorso scolastico, da quelle di calcolo, a quelle di immaginazione geometrica, da quelle di analisi dei dati e lettura delle loro rappresentazioni, (capacità di lettura di grafici e tabelle), a quelle più immediatamente culturali, come la padronanza delle idee fondamentali di una teoria e le deduzioni logiche implicate.

La matematica, quindi, si confronta quotidianamente con campi di esperienza in cui gli alunni sono coinvolti direttamente od indirettamente. Un ragionamento critico su queste esperienze conduce alla matematica dell'incerto, alla speranza matematica, alla probabilità ed alla statistica. Grande importanza, come mediatori nei processi di acquisizione della conoscenza disciplinare, assumono gli strumenti: dai più semplici, come i materiali manipolabili, l'abaco, il compasso, il righello, la squadra, le figure piane e solide, fino agli strumenti tecnologici più complessi, quali la calcolatrice professionale ed il computer.


Scienze e Tecnologia:
La legge di riordino dei cicli vede nella cultura tecnico-scientifica uno strumento principe che consente al ragazzo di orientarsi ed interpretare un mondo in continua e rapida evoluzione. L'insegnamento tecnico- scientifico nella scuola di base intende rispondere a due esigenze fondamentali. La prima consiste nell'eliminare il diffuso analfabetismo scientifico odierno, che non consente una chiara conoscenza ed interpretazione dei complessi fenomeni di ordine scientifico, tecnico, economico, sociale e culturale che sottendono all'evoluzione ed ai mutamenti della nostra realtà. Un bagaglio di conoscenze tecnico-scientifiche si rende necessario anche su un piano di cittadinanza matura, per non rimanere estranei alle dinamiche di progresso che muovono il funzionamento della realtà e per non subire passivamente tutto ciò che ci viene propinato, spesso in maniera subdola e non rispondente agli interessi della collettività.


La cultura scientifica, se criticamente vissuta, diventa strumento efficace di difesa e di salvaguardia della salute dell'uomo e del pianeta in cui vive, contro le frequenti sofisticazioni che ne compromettono la stessa esistenza.
La seconda esigenza intende concretamente attuare la didattica dell'apprendimento della cultura tecnico-scientifica tramite il vivere l'esperienza in modo il più possibile diretto, offrendo al ragazzo l'opportunità di "sporcarsi le mani", imparando a ragionare partendo dai fatti e calandosi personalmente nell'osservazione di un fenomeno. Gli insegnanti sono invitati ad uscire dalla classe per studiare i fenomeni dal vivo, "sul greto di un fiume o in un bosco", alla Piero Angela.


Le ricerche consentiranno di raccogliere dati dalla realtà per progettare e realizzare interventi mirati a sviluppare una coscienza critica per quanto attiene all'educazione ambientale ed una capacità manipolativa e costruttiva di modelli e rappresentazioni del reale nelle sue varie manifestazioni ed espressioni.
Scopo ultimo è costruire nei ragazzi la passione per l'indagine scientifica e diffondere atteggiamenti accorti, mai ingenui e superficiali.


Storia, Geografia e Scienze Sociali:
Tre materie che dovranno essere insegnate in interconnessione, anche se il loro studio inizia a partire da anni diversi. La geografia comincia dal primo anno, ma si abolirà la tradizionale scansione Italia, Europa, resto del mondo. La geografia diventerà disciplina che esamina la transizione ed i rapporti tra temporalità naturale e temporalità umana. Lo studio della geografia non deve essere ridotto ad una mera descrizione del dato geografico, ma deve offrire l'opportunità di penetrare la comprensione del sistema terra in tutte le sue dimensioni politiche, economiche, sociali, culturali e sarà, inoltre, più strettamente rapportato con gli avvenimenti storici.


La storia verrà studiata soltanto a partire dal quinto anno della scuola di base fino al primo biennio del ciclo secondario. Una sola volta cronologicamente e poi negli ultimi tre anni per temi. Gli Studi Sociali, che si incorporano con le altre due discipline, cureranno l'educazione del ragazzo alla cittadinanza democratica nel contesto italiano, europeo e mondiale.


Musica, Arte, Corpo e Movimento:
I ragazzi dovranno esplorare e riconoscere i suoni fino ad arrivare alla creazione, all'esecuzione ed all'interpretazione di testi musicali attraverso l'uso della voce e l'abilità strumentale sonora. Si ribadisce, anche, che l'esperienza musicale aiuta ad affinare il gusto dell'allievo, invita alla riflessione, alla capacità critica ed a compenetrare la profondità emotiva della sensibilità umana.


La scuola deve essere anche la sede per un incontro tra i ragazzi e la civiltà figurativa, intesa come espressione di un fare, dotato di una specifica identità. E' inevitabile legare questa identità al linguaggio visivo, iconico, grafico ed espressivo ed in questo senso l'educazione artistica offre opportunità enormi e non sostituibili allo sviluppo dell'inventiva, dell'operatività, della comunicazione e del giudizio. Un'auspicabile promozione scolastica di questa disciplina è quella legata alla valorizzazione ed alla conservazione dei Beni Culturali ed Ambientali, educando gli alunni alla responsabilità ed alla consapevolezza della propria identità storico-artistico-culturale.


Vivere il proprio corpo in modo consapevole, autonomo, critico, soddisfacente e creativo, conoscere e controllare la propria emotività e motricità, sono componenti fondamentali dell'equilibrio personale, cui deve concorrere la cultura del movimento e della corporeità per giungere , anche, a forme di autoregolamentazione e di interazioni positive con le altre persone e con l'ambiente.


Qualche riflessione:
a) Le scuole saranno, dunque, chiamate ad articolare i curricoli ed a stabilire programmi, contenuti, obiettivi e metodi. Non si parte dall'anno zero. Per costruire percorsi formativi e culturali validi, però, si deve investire una ricerca fondata sul dibattito democratico, sulla condivisione, sul lavoro e sulla fatica comune. Nessuna impostazione ideologica totalizzante: offrire una visione pluralista dei valori e della vita per consentire una crescita di coscienza libera, critica e tollerante. Insegnare a saper convivere in una società aperta, che con l'impegno e la partecipazione di tutti riesca a trovare punti di convergenza ed obiettivi comuni razionali con cui assicurare e garantire benessere, democrazia ed un alto tenore di civiltà.


b) Il pragmatismo culturale, che sembra cogliersi nella Riforma, indirizza la formazione del ragazzo verso l'acquisizione di una cultura di competenza, operativa e non di mera concettualità, una cultura non di diletto, nozionistica e teorica, ma di funzione, per cui la vera conoscenza dovrebbe riguardare, come dicono gli americani, pragmatici, non il what is?, il concetto di una cosa, ma il What is for?, a che serve?, cui prodest?
E' incontestabile, a proposito, che per prima cosa bisogna selezionare i contenuti e gli obiettivi con cui far fronte alle urgenze ed alle priorità formative dei nostri ragazzi.

E' meglio prima insegnare a camminare ed a mantenere una postura corretta e regolare e poi a ballare il tango; prima insegnare a parlare con un minimo di correttezza espressiva e poi conoscere il marinismo e tutte le metafore barocche che usa e di cui abusa, ma è anche vero che la scuola di base rimane scuola della formazione dell'uomo e del cittadino di cui sviluppa anche le capacità logiche, creative ed espressive e la maturazione del corretto rapportarsi con se stesso e con il mondo esterno; rimane una scuola orientativa che colloca nel mondo, che dà possibilità di valutare e di operare scelte qualitative, facendo acquisire progressivamente un quadro largo, chiaro ed approfondito della realtà.


A tale scopo non può bastare una conoscenza prettamente pragmatica, utilitaristica e specialistica.
Lo specialismo è una competenza professionale che si arriva a possedere nel prosieguo degli studi con una preparazione di settore, ma la valutazione delle cose, la possibilità di formulare un giudizio più partecipativo di verità, non parziale ed arbitrario, si fonderanno sempre non sulla limitatezza delle conoscenze, ma sui riferimenti estesi del sapere, gli unici strumenti che possono consentire l'umanizzazione dell'uomo e del suo livello di logica, di pensiero e di azione.


Cicerone ha scritto: "Timeo hominem unius libri", temo l'uomo di un solo libro, perché specialistico e, quindi, potente per la sua competenza, ma pericoloso perché impoverito e ridotto di dimensioni culturali ed incapace di integrare con ricchezza di umanesimo il suo livello logico ed il suo posizionamento d'essere nel mondo.
Se si vuole consolidare nel ragazzo la capacità di giudizio si deve allargare il ventaglio dei riscontri valutativi, le conoscenze: quanto più solide, più estese, più approfondite, tanto più fondato il giudizio ed oggettivamente più vicino alla verità.


c) Sulla storia: il passato che non passa.
Una diagnosi medica, per individuare una malattia, non può prescindere dall'anamnesi, dalla conoscenza di un retroterra che riguarda il malato ed in cui è depositata la cosiddetta eziologia del male. Chiarito il quadro clinico- anamnestico, è possibile predisporre la terapia più opportuna ed efficace.
L'anamnesi dell'uomo di oggi è la sua storia, che rappresenta l'unica vera scienza dell'uomo e che consente, secondo la lezione del Vico, attraverso la riflessione sui fatti, di arrivare alla conoscenza di ciò che siamo e che potremmo essere.


Non si tratta di idolatrare le date, ma di offrire al ragazzo ed a noi stessi, mediante lo studio e l'approfondimento degli avvenimenti storici, la possibilità di rettificare il nostro agire e di evitare il ripetersi di errori e di crimini che hanno segnato la storia dell'umanità.
L'olocausto non può diventare una favola inventata. E' stato, purtroppo, una tragica realtà ed è sempre dietro l'angolo e può ripresentarsi, come già successo, in qualsiasi momento ed in qualsiasi parte della terra: pensiamo a Pol Pot, all'Uganda, alla Bosnia, al Kossovo, a Timor, ai Talebani, ai tanti fondamentalismi.
Abbiamo il dovere di non dimenticare. Cronos ha inghiottito i suoi figli, ma non li ha distrutti, pronti, per un rigurgito emetico, a farsi vivi e ad incidere pesantemente nella complessità degli eventi drammatici che inquietano il mondo. Ecco il passato che non passa.


Il passato determina ancora oggi: l'intifada, il problema ebraico-palestinese, i tesi rapporti nell'Ulster tra cattolici e protestanti orangisti, e, più da vicino, perfino la questione del rientro dei Savoia in Italia.
La conoscenza di ciò che è avvenuto aiuta senz'altro a capire i problemi suesposti e, forse comprendendoli, anche a risolverli o, almeno, a porli nel giusto inquadramento di corretta valutazione.
La riflessione storica dovrebbe accompagnare il ragazzo per tutto il corso dei suoi studi. I criteri valutativi sono rapportati all'età. Il livello di giudizio di un ragazzo in tenera età si diversifica enormemente da quello di un adolescente o di una persona matura. La storia non ha sola una funzione di memoria, ma esercita un'attività di stimolo, necessaria a migliorarci e ad elevare la civiltà: Historia magistra vitae.

 

 

 


Acqualagna: 06/12/2009